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Insegnamento · 16 giugno 2026

ERRORE

È uno stereotipo comune pensare che gli errori dei pianisti derivino da una mancanza di preparazione tecnica. Ma è davvero così? Se un musicista non ha problemi tecnici e le sue dita si muovono molto velocemente sulla tastiera, la tecnica è davvero l’unica ragione? Naturalmente no.

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Gli errori possono nascere da cause diverse. In una situazione di concerto, sotto stress, un controllo eccessivo di ciò che è già automatizzato può portare a un blocco. Le mani sudate con il caldo e il nervosismo possono far scivolare le dita sui tasti e colpire note sbagliate. Questo può provocare una catena di imprecisioni e un’esecuzione poco pulita. La paura di un passaggio difficile o del culmine di un brano può anche far sì che il testo inizi a sgretolarsi prima ancora di arrivare alla sezione tecnicamente difficile, nonostante fosse sempre stato sicuro. Un suono improvviso in sala può disturbare la concentrazione. L’espressione emotiva della musica porta spesso ad accelerare il tempo, complicando il processo esecutivo e rendendolo più rischioso.

Anche nella nostra lingua madre a volte dimentichiamo una parola o pronunciamo qualcosa in modo sbagliato. E la usiamo ogni giorno, continuamente. Quando impariamo una lingua straniera, passiamo anni a fare errori e spesso fatichiamo a trovare certe parole nella mente. Anche la musica è una lingua di questo tipo, solo che le lettere sono sostituite dalle note.

Una volta il mio insegnante mi disse che “la musica si vendica di se stessa”, intendendo che si comincia a fare qualcosa in modo scorretto ancora prima che l’errore accada davvero, anche se ogni volta può essere causato da un motivo diverso.

Perciò, quando le persone chiedono: “Dopo quante lezioni potrò suonare perfettamente, senza fare errori?”, trovo questa domanda piuttosto sorprendente. Vale la pena chiedersi: quando una persona smetterà di fare errori, e non diventerebbe allora un robot? E un robot non ha il diritto di sbagliare? Allora perché le macchine si rompono, e perché anche l’intelligenza artificiale tende a commettere errori?

Nel mondo della tecnologia moderna, le registrazioni audio perfette degli artisti, percepite non solo come standard di riferimento ma anche come aspettativa di suonare con la stessa precisione, creano una percezione distorta dell’esecuzione dal vivo.

In realtà, la maggior parte delle registrazioni in studio è il risultato di molte riprese e di postproduzione: i tempi vengono regolati, i rumori eliminati e le note sbagliate corrette, con frammenti talvolta presi da esecuzioni diverse per creare un risultato tecnicamente “perfetto” praticamente irraggiungibile in condizioni di concerto dal vivo.

In questa logica, anche la più piccola deviazione da questo suono “sterile” inizia a essere percepita come un errore invece che come una parte naturale dell’esecuzione dal vivo.

La musica dal vivo non è una copia perfetta di un altro interprete. È un processo creativo in cui l’essere umano rimane creatore.